Dieci anni
forse avevo dieci anni quando tutto ha cominciato a scivolare
o forse undici
a dodici tutto era schegge impazzite
mia madre si vantava che a due anni già leggessi
mi rimane il dubbio che sia normale leggere a due anni e non glielo abbiano mai fatto notare
Ho lisciato i capelli
accorciati
piegati
fissati
acconciati
il viso prende altre fisionomie
due parole secche e crudeli
e
un sorriso si trasforma in lotta
Vorrei quasi che domani sera
annusasse le mie mani
per sentire l' odore del marmo
Il gioco delle persone mi prende
la fatica e l' esaltazione
del parlare con altra voce
ventriloqua
corvo rockfeller
s'è rannuvolato, ora
ma non mi sono mai sentita così male
ma non mi sono mai sentita così bene
Volerti bene.
E' un atto delicato.
Vuol dire accarezzare i tuoi capelli lisci di seta, sulle orme del vento.
Vuol dire avvolgersi come un tronco cavo attorno al tuo corpo, la notte, perché l'essenza di resina protegga la purezza del tuo respiro.
Vuol dire offrire il petto come sperone a strapiombo sul mare per vedere spiegarsi il tuo volo.
Prenditi cura di te.
Finestre da cui si affacciano teatranti e artisti, suonatori di flauto e pittori, donne in grembiule che gridano pentole e olio di gomito, volti inquieti capaci di ricerche senza fine, modeste disperazioni, sanguigni orgogli, anime sagge che sfornano idee profumate di biscotto, spiriti illustri, compositori felici, braccia gravide di contraddizioni per un'analisi spicciola ed efficace, cuori persi, supponenti eccellenze, umane partecipate condivisioni.
Pago il conto.
Ti seguo con incedere felpato di ebbrezza.
Mi piace guardare la gente.
Affetta da una mistantropia senza distinzioni, provo, tuttavia, un'irrinunciabile attrazione per le persone.
Mi piacciono i pomeriggi nei caffè parigini ad osservare la passeggiata, rubando scampoli di discorsi, da cui fare scaturire universi di saggezza a spese altrui. Mi piacciono i vestiti, le camminate, il movimento, i cani scelti per sfoggio o per passione.
Mi piace spettegolare e non so se sia da casalinga; non so se esista una categoria maggiormente dotata in questo divertissement e inoltre, mai come con un uomo è vera arte tagliare colletti.
Vorrei avere pensieri capaci di concatenarsi, di creare percorsi, di ricadere come broccati di tattili tendaggi.
Vorrei avere una mente che esplora, che ironizza e spoglia.
Un ritornello.
Una litania.
Voce in una chiesa di pietra lavata, arrotolata in una ripetitività che ha perso ogni senso, se non quello sonoro, alterazione nello spazio.
Ammiro.
Tutto ciò che è diverso da me.
Ho sempre avuto fame di vita.
Fui felice.
Ero solare.
Per questo, credo che non si debba mai dichiarare la resa. E' una linea di confine, oltre la quale la ritrattazione è un contrappasso.
Per questo, parlo insistente e ti chiedo di afferrare la tua vita.
Mentre con pochi ampi movimenti, nella luce, quasi impossibile a distinguersi, componi per me melodie che toccano memorie profonde, lasciandomi commossa, in bilico su argini di nebbia e fieno.
Sole, sole, sole
andiamo al mare
lasciami saltellare sulla seggiola
del bar
non ci hanno ancora portato le ordinazioni
non rovescio nulla, giuro
Guarda quella coppia
secondo me fanno sesso anale
quei due invece non si danno il bacio della buonanotte da almeno quindici anni
quella ragazzina sta pensando al compito in classe di domani
il nostro cameriere invece
sta preparando una poesia
sulle problematiche delle tartarughe terrestri
da mettere nel suo blog.
Rido, mi dici cose nell' orecchio
la bocca schermata da una mano aperta
fa molto casalinga americana
tutti questi pettegolezzi
guarda come si è conciata quella
sii crudele, dài
lo sarò anche io
lasciandoti il conto degli aperitivi da pagare.
Non sposto lo sguardo, ho gli occhi a panoramica, tecentosessantagradi e girogirogiro
Digli di andare via
Digli di tornare
Fermo un signore distinto con un sorriso da pubblicità
Scusi signore, si lasci far innamorare
Le spiego: lei è bella
ha gli occhi che son due pozzi dove volare giù
ha la voce melodiosa e arranca sulle frasi
prende fiato prima di dire le parole
e poi le fa scivolare sulla lingua come papaveri
viaggia con un girasole nella borsa
e raccoglie cicoria lungo le massicciate
Difetti?
Piena di difetti
pienissima
è babbiona
non sa appropriarsi di pc portatili in treno
viaggia quando ci sono gli scioperi
uccide per una tavoletta di cioccolato
e non mi lascia comprare scarpe da quattrocento euro
Il signore distinto
mi sorride pietoso
comprende il mio problema
in effetti essere trascinate via dalla vetrina di ferragamo
è un crimine contro l' umanità.
sono ubriaca fradicia.
almeno dimentico.
voi non esistete.
esiste solo emma.
voi siete il nulla.
voi siete gin.
Mi gira la testa.
Mi sento oblunga, non riflessa, ma materia, silicio, di uno specchio deformante.
Tu sei il centro.
Altri nomi ti fanno corona.
Sono molto impressionabile.
L'altra mattina, mentre percorrevo affannata in ritardo la via, beffata da due romani che si sono divertiti a depistarmi. Mentre camminavo con fretta inelegante accanto alle foto che vorrebbero moltiplicare all'infinito la dolce vita e offendono con visi, che sorridono cellulosa e mancanza di coraggio.
Un pulman si ferma, l'auto dietro lo sorpassa.
E' mattina presto.
Tiepida.
La notte ha ceduto il passo ad un giorno che ancora dorme.
Ingressi dei ministeri, portafogli serrati nelle tasche.
Vola.
Un fantoccio.
Impatto quasi insonoro.
Jeans, camicia bianca. Leggermente in sovrappeso.
Per aria.
Un salto sul cofano.
Per terra. Immobile.
Quaranta anni aprono la portiera, un volto metallico, di chi vorrebbe essere altro da sé, fuori da quelle grida.
Ho sentito il mio fiato accartocciarsi in un urlo.
E lacrime.
Ho chiamato.
Ti prego, promettimi che sarai prudente.
Ho tremato.
Ogni volta che provo a dormire, lo vedo. Non riesco. A ribellarmi.
Esisto solo nell'occhio che mi guarda. Per questo, quando sposti lo sguardo, mi annebbio, fluttuo, perdo la consistenza labile di una decalcomania.
Esisto, da sempre, solo come relazione, dipendenza necessaria da un respiro esterno al mio petto.
Oggi, mi sconcerta e mi sfianca la rappresentazione di una maschera che accentua la mia impreparazione.
Testuggine assoluta.
Potrei accoppiarmi con George, forse. O forse no. Così cocciuti e rugosi e preesistenti ad ogni emozione da non provare più curiosità.
Non stare rannicchiata, vieni qui. Confondiamo le nostre punteggiature, frasi senza pause o buffe sporgenze nel nulla.
Vieni qui. Insegnami la vita, mentre ancora stai imparando.
Avrei potuto dirti io che il pesto ha appesantito lo sviluppo e Marco Polo ha aperto la via nella quale il fiume concluderà la sua secca corsa.
Non cercare la fuga assoluta.
La rivoluzione sfocia nell'ansia di un'azione drastica improvvisa, ma porta a maturazione in suoi frutti in un processo di costante e quotidiano e faticoso assestamento.
Le decisioni, anche le più dure, si scontrano con la realtà, che spesso parla una lingua a sé. Nel pensare a cosa fare, valuta anche dove sai di potere trovare appoggio.
Non ti scontare mai.
Non ti darò mai per scontata.
Pagherò prezzo pieno e sarò consapevole, sempre, di non avere comunque pagato abbastanza per meritare.
Sono sveglia.
Vorrei dire purtroppo, ma ho scelto di amare il tuo passo e non posso ora concedere alla mia carne l'ultima deriva prima di essere gonfiata di acqua e idrogeno.
Apro le braccia al nuovo giorno e, vecchia babbiona, te lo porto.
Inizierò un viaggio intorno al mondo, incontrando mercanti, esperti e guide oscure, per ritrovare i tuoi pezzi e sottrarli a collezionisti indegni.
Parla, ascolta.
Il passaggio più difficile, quello in cui i confini smarginano, le sovrapposizioni modificano i contorni di ogni figura.
Non rinunciare a capire, a dire cosa vuoi. E, infine, ad agire.
Credo. Che sia quello. Vivere.
Credo.
Non perdere attenzione pensando a pacchetti.
E' stata una giornata di gallerie sotterranee.
Ad ogni scadenza, viziata da un'educazione alla colpa, l'inevitabile bilancio. E la conseguente condanna.
La lingua che passa insistente là dove c'è solo amputazione.
Non compro dischi. Non più.
L'ultimo. Gliel'ho regalato.
Sono stordita di chilometri.
Sono slabbrata.
Ma ti amo.
Nevica, sai
bianco dappertutto
non dirmi che è maggio inoltrato
io sono ferma al dodici gennaio
non so perché della data
forse perché sa di cingomma
mastichi la frase
dodicigennaio
Mentre tu guardi il buio
io ho gli occhi che si riempono di bianco
mi han detto che nella città del pesto la disoccupazione è alta
dovrò pensare ad un' altra destinazione
so perfettamente che sei raggomitolata
mi siedo in terra ai piedi del letto
Se ho mangiato?
Sì, una fetta di pizza, del gelato, un sacchetto di cipsters
ho mangiato un gatto che passava per sbaglio davanti
ho mangiato le cimose del tappeto
ho sbranato anche un televisore e dei gerani parigini
Se ho un altro
domande continue
no, non ho un altro
se sono depressa
sì, sono depressa
cosa facciamo
ma io ti amo
ma io non ti lascio andare
ma io voglio cambiare la macchina
e a novembre andremo in crociera
dobbiamo prenotare ora
c'è lo sconto
Io sono scontata
mi sconto del 50%
mi attacco un cartellino in fronte
sales off
offerta eccezionale
venghino siori e siore
carne fresca e grondante sangue
chi vuole gli occhi?
chi vuole la fica?
una mano per quella signora laggiù in fondo
Emma, svegliati
vuoi il caffè?
la Ferrari ha perso
la Juventus ha vinto lo scudetto
non so se avrò i soldi per mangiare
farò la puttana
oppure andrò a rubare
oppure la macchina andrà diritta, al Moregallo
Emma svegliati
se ti svegli io sorrido
Guarda, guarda:
piedi in aria a far pascolare le mucche
faccio scivolare la testa all' indietro
fallin' fallin' down
puoi osservare le otturazioni
il premolare fu fatto da un dentista a Savona
quell' altro invece fu fatto in uno studiolo a Torino
una casetta piccola col portoncino verde
e un parco giochi davanti
e la mia prima cassetta pirata di Peter
sapeva di vinile, un odore inconfondibile
e la copertina disegnata con la rotring
gli occhi spesi sui dettagli della scimmia
il dente mezzo rotto invece rimane lì
le mucche han paura dei trapani
fallin' fallin' down
Esce il sole
fa a botte con le nubi
la gente si rilassa
le bottiglie rotolano per il pavimento
potrei comperare una moto
bassa così tocco a terra
passo a prenderti, prepara il minimo indispensabile
are you laughin'?
can you hear me?
can you see me?
Andremo tra gli Appalachi
sporcheremo le superga di polvere rossa
correrò in mezzo ai tepee e vorrai uccidermi mentre disturbo
la tua conversazione dotta con lo sciamano
come down Gabriel
Una sigaretta
posso uccidere per una sigaretta
strappi ferina la pipa al vecchio ottuagenario
obliato di gin e casinò
me la passi non appena sbuco fuori da una tenda
dipinta come una gallina
e continui a disquisire di manitou, manitoba e mannite.
fallin' angel
Piedi in aria
ma una chiara percezione del pavimento
credo che non esita quasi mai la risposta giusta
esiste, a volte, una coincidenza tempo - sensoriale che rende due anime affini, le parole illusoriamente possibili
credo che si possa vivere solo per approssimazione
e l'onestà sia nell'accettare che nulla sia definitivo, che ogni pensiero debba comprendere il suo contrario e nel non rinunciare mai a tendere, a lasciare la propria mente mobile, fluida, desta
ascolto
il teatrino delle mucche
spesso, taccio
non abbiamo voglia di andare al cinema
e la realtà ha talmente corroso lo spazio da rendere inutili, quasi moleste, le frasi di una consolazione inaccettabile
squilla il telefono
conversazione del non detto
i pieni
sono le superfici di silenzio
devi proprio nutrirti come un neo primitivo di Wu -ming 2?
Ti spiego, ti spiego cosa accade
Siediti qui sul divano, tu in posizione umana, io con le gambe sullo schienale
e i piedi nei calzini con le mucche contro il muro
La mia stanza ha il soffitto di legno
ed è piena di libri in terra c'è un angiolo a punto croce
lo so che non fa bene alla circolazione stare così ma fa figo, ascoltami
C'è la foto dell' uomo bellissimo col cane peloso arancione
e la foto della mia bambina abbracciata alla coperta
guarda, se faccio così le mucche si muovono
Dicevo: il pavimento è di finto ulivo
il bagno di finto marmo
la marjiuana invece è vera, ma non mi ricordo dove io l' abbia nascosta
Avevo anche uno scacciafantasmi
appeso al muro, lo presi in un mercatino per sentirmi
Aquila Della Notte
ma non lo trovo più
Nel sottotetto ci sono due enormi bauli restaurati
e un ventilatore anni '50
e l' attrezzatura per dipingere
per il decoupage, cartonnage, bondage
C'è il tavolo una volta rosa e ora di vivo legno
e la scrivania nascosta dalle diavolerie cibernetiche
c'è un tappeto su cui giocavo al grissino con mia nonna
e un bidone americano della spazzatura colmo di roba di stirare
Io?
Sono il cadavere che si secca sul letto singolo.
Però coi calzini antiscivolo con disegnate le mucche.
canti
ridi
affabuli
ancora un capo legato alla riva, ma tutte le vele che vengono tese quasi in un risucchio dall'immensità che vedi, annusi, senti, e già stai imprigionando in ampolle magiche, là, oltre il braccio piegato del sole.
quali discorsi ci sono stati?
cosa ti dicono gli orsetti che accompagnano le notti a cristalli liquidi?
a volte
cade dalla tavola che stiamo sgombrando di accumuli
anche l'indirizzo che credevamo prezioso
una stagione
per imparare il futuro
La ricordo anch'io, sai?
Non così, però. Fu un amore tardivo.
Ricordo di avere desiderato per tutta la vita, fin dalle prime letture, di andare via.
Da quel cielo con i fermenti lattici, da quel grigio in cui era vietato ridere, poco decoroso, era vietato stringere in un abbraccio paffuto nonni e zii, troppo slancio non si confà alla buona educazione.
Andare via dai corsi lunghi e nobiliari. Dalla malinconia stanca di chi è rimasto, perché chi voleva immaginare era andato a stare lontano.
Ricordo di avere passeggiato per domeniche intere, lacrimando l'altrove.
E rientrando sempre. Sempre. Anche quando avrei potuto cambiare. Nello stesso portone.
Nel tempo, poi, ho imparato che la città invisibile del mio scontento ha l'orizzonte delle scarpe che indosso. Lezione senza benefici, ma quelle immagini sono diventate meno nemiche. Anzi, alcune fanno trasudare la mia anima di un orgoglio che mischia affetto e schizofrenico campanilismo.
E chi finge di non vedere, chi si rifiuta di riconoscere quella bellezza riottosa, quasi involontaria, pronta a contraffarsi in autopunizione per vanagloriosi peccati mai commessi, un po' mi fa rabbia. Perché manca di onestà.
E' il territorio in cui l'incanto si produce nei tempi di passaggio. Primo mattino o nel mutare delle luci della sera. Nelle famose mezze stagioni, che, prive di luoghi comuni, lì trionfano.
Sulla cima acuta, tratteggiata da una penna che vuole creare l'esempio, dardeggia un rosso febbricitante. Dove il fiume sembra un parentesi tra ponti di fasti perduti, i remi lunghi delle canoe disegnano ali sincrone, volo leggerissimo, perfetto, a pelo d'acqua. E quando soffia il vento, quando sembra un lussurioso amante, se ti fermi, puoi credere. Credere. Di essere felice.
Sono trafelata.
Ho fatto la strada di corsa, un unico giro di un cerchio ideale.
Ho lottato contro le angherie tecnologiche, che quando senti con emergenza si oppongono come ostacoli alla possiblità stessa del desiderio.
Ho fatto la strada di corsa, sfrecciando tra le richieste di un quotidiano tronfio, capace di nutrirsi indistintamente di forza e debolezza.
Ho fatto la strada di corsa. Per arrivare da te. Per arrivare prima di te.
E amare il bianco delle nostre pareti.
Calza velata su gamba pronta a fare guizzare il muscolo perfetto.
Lenzuolo per sonni nuovamente immacolati.
Rovescio, in casuale disordine, casuale, fagocitante disordine, le borse, azzurre e rosse, lasciando leggere le spalle.
Penne e quaderni, biglietti per i treni che vorrai.
Ci sono album per riporre le foto, conservare, senza violentare la memoria.
Un cavalletto, illuminato tra la camelia e il biancospino.
Fazzoletti, collane di piccole pietre multicolore.
Scatole di dimensioni diverse.
Erba profumata di tartufo e Barbera.
C'è il tempo che è stato.
Quello che sarà.
Crema per le tue mani consumate.
E tende nuove.
Il volto imperlato di sudore.
E' solo l'inizio.
Martello
d' argento
per spaccare gusci
Proiettili
d' argento
per uccidere i vampiri
Abbiamo una pistola col calcio d' avorio
E paletti di quercia centenaria
Siamo lontane
ti strappano
mi assordano
ma se allunghi la mano
puoi afferrare le armi.
improvvisamente apro le mani
cristalli precipitano a terra in piccole esplosioni scheggiate
guardo
abilità
involuta
consapevolezza del pensiero, affermazione dell'essere
che invidia
quanta strada smarrita
mi dicevi che sarei stata regina
scelta
ma nemmeno tu
leggo
meravigliose essenze
penetranti
credo
che sia per questo
che non ci sono i commenti qui
perché deve esistere un posto
in cui non avere paura
leggera
piccola
sottile
pulita
unica
cristallina
solare
zuccherosa
elegiaca
voglia di te
è vero
guardare il salto che separa il piede dalla riva e quest'ultima dall'altra sponda
senza talento funambolico
semplicemente perché sembra più semplice tendere un braccio, la mano nel vuoto fino a sfiorare appena le punte di altre cinque dita
fa freddo
è bello tornare
è bello avere voglia di tornare
avremo un sacchetto di pop corn e scarabocchieremo figure non figure sui fogli pazientemente raccolti in cartelline
sarà l'inizio, un inizio
una porta tra stanze con pavimento a dislivello
sogno
attività onirica frenetica
di notte, mi sveglio, mi giro per raccontare, ma rispetto il tuo sonno e, mangia anima, dimentico
hai ancora tutto il tempo
per dare nome al futuro
Due striscie parallele
sempre diritte
che non si incontrano mai
l'una accanto l' altra
senza paura del vuoto
senza paura del cadere
Veloci
macinate
Sedersi in fondo
serviva a sentire le vibrazioni meglio
la tecnologia ci ruba anche questo
ora al fondo trovi cabine pressurizzate
mettiamo i nostri rifiuti nel vuoto
pneumatico
what does it mean?
forever
always
hai gli occhi di pietra
acido lattico che ti scorre nei muscoli
la testa di nozioni
oggi relazionare
oggi non pensare
alle ore in cui potevi far finta di essere capotreno
ancora un mese
ti mostrerò i bambini
e le loro parole
io ti vorrò lì
ad assistere alla mia frenesia
al mio terrore della convivialità
allungo una mano sul tuo cuscino, non ci sei
uno dei cani ha preso il tuo posto
accarezzo il suo collo
e affondo nei suoi occhi bidimensionali
I need another one
Martina
mia figlia si sarebbe chiamata Martina
una sciocca frase me lo ha ricordato
ma anche Bruna
oppure Alessandra
Laura no
e neanche Alice
e neanche Alessandra
e neanche Bruna
e eanche Martina
e neanche
neanche
Architettura. Pieni e vuoti, coperti dalle ombre, tagliati dalla luce.
Cammino attraverso il brulicare umano.
Guardiamo due incedere diversi della sera.
La tua è suadente, umida di vapore lacustre, disegnata a tempera.
Qui, invece, arriva furtiva, come l'ultima lettera da consegnare, infilata sotto la porta, che quasi non la vedi.
Questo unico cielo, che quando si intride di nero, unisce. Perché se entrambe vediamo Orione e il suo accenno di spada, allora, siamo vicine.
E nell'altro emisfero, nessuno declama alla mia luna.
E' semplicità binaria, quella dei cani.
Maschio versus maschio, senza distinzione di razza, non riconoscendo nemmeno la propria.
Semplicità senza scampo.
Hai ottenuto il tuo premio?
Questa sera, massaggio balsamico per lenire la fatica. Cui brindo, perché ti fa tornare a casa più vitale, gote accese e un morso più saldo sulla vita.
Occhi chiusi, come una bambina che stringe tra le mani una stella.
Ho desiderato.
Niente è per caso.
Per questo, non bisogna sprecare l'istante.
Superare l'illusione di quella terrazza, che domina la città e la restituisce alla notte vibrante di luci.
Avvolgo il corpo nelle lenzuola, amplesso mummificante.
Il braccio piegato dietro la nuca, le dita che arrovellano una ciocca di capelli, osservo la tua arte che nelle ore più buie impugna pennelli e cartoni, tessuti e fotografie, preparando la giostra di scenografie multiforme per il risveglio di dame e cavalieri all'indomani.
Non riesco a ballare con queste gambe di ronzino.
Vieni a ballare, Emma mia, vieni a ballare
ti ho portato un regalo
un inverno muto
una macchina soffice
leguleie parole
è tuo, voglio che tu sorrida mentre lo istruisco
si infilerà nelle tue lenzuola
e morderà piano la tua pelle
chiuderò la porta della camera
e sparerò in aria decibel
per accompagnare i vostri movimenti
ti lascio in cucina alcoolici refrigerati e cibo spazzatura
e argomenti di cui parlare
voglio che tu viva, Emma, voglio che tu fiorisca di nuovo
voglio che tu non mi dica più mi stanno succhiando
esigo che tu con gli occhi socchiusi mi sussurri
ho affondato i denti nel loro collo.
Apro la porta e getto all' aria valige e borse e giacche
è arrivata l' estate, è ora di scoprire la pelle
non sei ancora tornata dalle riunioni dai moduli dalle parole
posso aprofittarne per percorrere le stanze pogando come una molla
Spostare un mobile
quattro sedie di qua e un cuscino di là
so già che i vicini ti fermeranno sotto il portone
lamentele che spazzeranno via il tuo malumore
mentre loro esporranno ragioni e minacce
inizierai a far crescere un sorriso sulle labbra
Non ti sento salire carica di sacchetti di spesa
non mi accorgo che sei entrata
mentre sculetto con in mano un mestolo di legno a mo' di microfono
faccio i labbroni e gioco con gli occhi strizzati ad avere uno stadio osannante di fronte e indossare una tutina aderente
socchiudi la porta piano
infida traditrice
con le braccia conserte mi guardi correre sul palco
finalmente ti vedo
e leggo sulle tue labbra : preferisco i bitolzs
Parole che si rincorrono
chiedere consiglio
questo
no, questo
la mia Regina di Maggio
dovrà avere rose cubiste e nimphee impressionanti.
L' americano chiede il liquido ambrato
dal costo del mio stipendio
La mattinata si è srotolata
lungo binari di pigrizia precostruita
L' imbecillità è prerogativa
di compra suonerie dei cellulari a due euro più connessione.
Dell'amore chiamiamo stanca la fase dell'impegno.
Quando l'entusiasmo ha lasciato il posto all'abitudine; quando la nostra scatola di matite ha le punte consumate e bisogna temperare per scoprire di nuovo la mina.
E invece, nel mio amare te, desidero l'abitudine, la sedimentazione della presenza, la ritualità esclusiva di gesti che resteranno immutati nel tempo.
Credo che sia allora, in quel momento in cui il nostro sguardo appare sbiadito, che il nostro fonderci, come colata di anime nello stampo della vita, possa raggiungere il vero spelndore.
Abbandonando le paure.
Ospitando nei giorni la fatica. Senza rassegnazione.
Perché amo te? Ti guardo e sento, consapevolezza cellulare e di pensiero, che per te sono pronta a fare fatica, a lottare, a spronare le pigrizie degli anni, a consumare la noia, a riconoscerti anche nei giorni in cui mi sembrerai un alieno. Perché con te, quando parlo di fatica, non è che non senta dolore, ma non conosco la resa.
Lo scrivo su questi fogli senza patria.
Di corsa, all'improvviso, per non dimenticare.
Recito questo mantra che non ti farà tornare.
Ho preparato una casa, colma di te.
Compio le quotidiane azioni, perché il sole scardina ogni mattino la serratura del sonno umido e pesante e occupa le ore.
La fatica.
Di nutrire noi, senza di te.
Avevo provato a raccontarla.
Credi alla scaramanzia?
Assente.
Presente storico.
Temporaneità senza soluzione.
Assenza.
Sono.
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