dum dumdumdum dum dumdumdum
orecchio a contatto col terreno, la polvere irrita il timpano
dum dumdumdum dum dumdumdum
ho smesso di contare i giorni, ma il tempo non smette di passare
dum dumdumdum dum dumdumdum
mi oppongo a tutte le correnti, peso morto con occhi di pietra
dum
sul tavolo, riversi, i se e i non, le minuscole invariate e la punteggiatura che non segna un fiato, ma pareti erette tra le parole; non ci sei nemmeno più tu, nemmeno, e se tu non ci sei, impacchetto i pensieri con carta per pane, parallelepipedi e palline, scarti riposti in buon ordine nella raccolta differenziata, carta carta plastica plastica vetro vetro vetro vetro.
Ravvivo i cuscini, distendo le pieghe del tessuto, incerta se far sembrare il posto in attesa o illudere di una presenza senza nome. sento - sempre più forte - di essere a un bivio, passaggio a livello della pigrizia, della paura pigra.
non leggi, non leggi
sono riuscita a mandare via tutti
curioso
come si abbia successo nelle cose più amare
slap slap
mmmmm, mmmm, mmmm
tlonk, tlonk
ha ha ha ha, gnapm glu
mi guarda col sorriso negli occhi a quattro zampe
non ci saremo nemmeno noi, unica previsione prevedibile
Mi vergogno.
Parlo sempre meno, perché mi rendo conto di non potermi appellare a clemenza.
Così grave l'immobilità.
Piedi di cemento in scarpe di cemento, affondati in sabbie mobili.
Dovrei interessarmi, ma tutto rimane statico, tungsteno, un'equazione talmente lunga che non saprei più risalire all'errore, valori che si intrecciano in spirali senza ritorno, togli, aggiungi, eleva alla radice quadrata di tutti i multipli di sei, fratto logartimo in base nove, perché il dieci non è mai meritato. Dovrei ribellarmi. Invece. Eliminati gli ostacoli, mi prosciuga lo sconfinato nulla o il possibile, che richiede cuore e muscoli.
Non era così che non immaginavo, quando tutti immaginavano e io pensavo che già ogni istante fosse un carico di tronchi giù per la corrente. Non immaginavo, ma certo non corrisponde neppure ai rimossi.
tutto semplice per te, sempre una scusa, una scusa eccellente
tutto semplice per me, osservare la pelle invecchiare
forse è per questo che mi illudo di acqua in un catino
senza fotografie, sono contenta che non ci sia memoria di questi anni
stanchi da trasportare, figurati da raccontare dopo
bastava fare solo un po ' più di attenzione
la rinuncia non è sempre privazione, ma libertà
rabbia rabbia rabbia senza frecce e arco, muta di occhi, ma di cosa parlo? tu così egocentrico, mi risolvi il problema. E ringrazio questo spazio senza segnaletica, senza campanile e piazza, perché ora, assediata dal nulla in comune, posso lasciare cadere le mani...