Ettore [ed] Andromaca [si] Respira[no]

 







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armadietti
abbassa lo stereo
affabulazione
aperitivs
aquiladellanotte
bagheria
battaglia di cuscini
biglietti
bocca
calendario
calzini
coltelli
combattifellone
corsie
dandolo
danza
dreams
emma
frammenti
garden
guscio
heaven
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latitanza
le soir
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libri
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ready
ritorno
scaffali ciliegia cassetti albic
silenzio
silver spoon
sorpresa
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specchio
suppellettili
suppersready
trichecò
vacanza
wishes
working

*loading* ospiti a pranzo
 

Muscolo involontario, il cuore.
Muscolo volontario, il cuore.

La fame nel mondo.
Di pane.
Di ossessivo appagamento.

La responsabilità è un senso di colpa, leggero, plastificato come una tenda per la doccia.

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emma, corsie
 

Ascolto anche il rumore dei tuoi passi che non vanno, che non tornano. Sono cambiate le strade e non le hai mai percorse né a somma né a sottrazione. Mi tengo volutamente, forzatamente, naturalmente, lontana da tutto, come se ad ogni emissione di suono dovesse seguire un abisso temporale, nel quale disperdere anche solo l'impressione di un'eco, l'odore digestivo del fiato, e sperare che dopo non ci sia bisogno, di posizionare ancora le mani attorno alla cloaca del cuore e rigurgitare la dolcezza assurda e irripetibile, decomposta nel continuo ricordare, di quello che tu vedevi e sentivi e sapevi.

Ho caldo, snodo la sciarpa a trama larga, quella che lavo e rimetto, perché ricorda una giovinezza non mia, quella di mia madre e la sua rinuncia, appassionata e rea, e quei silenzi crudeli con cui lui le sodomizza il cuore e cerca di spingerla su quel limite estremo dove naufragarla di colpa, prima che possa reagire, prima che il suo amore si trasformi in impotente autodistruzione e poi, ignomignosamente, mi guarda, occhio di genitore che solo ha messo il seme e crede che lo sperma suggelli un diritto.

Vorrei sradicare dalla mente i pensieri, le emozioni, quelle ultime che ancora sussultano. Sì, sentire il rumore di stappo delle radici che sbottano dal terreno e osservare i vuoti, i buchi che si popolano di insetti, ma finalmente non sentire più quell'orribile rumore di linfa.

Quasi a casa, Cecilia Bartoli arrotonda in maschera Pergolesi e so che non mi basterà studiare, penso a questa solitudine strana, familiare, profonda, scivolosa, piena, che mi è cresicuta intorno come intreccio frondoso su tronco esausto. E vedo bianche sculture levigate a bordo mare, su cui appoggi le labbra e senti il sale, mentre nel naso sale l'odore di salmastro. E', invece, un insensato ostacolo tra erba e macchia ingiallita dall'inverno e poi bruciata dal sole. Uno sterpo. Solo di dimensioni impopolari.

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emma, corsie
 

Alla mattina, nel tratto che mi separa dalla scrivania, e la sera, sulla via del ritorno, leggo.
Libri presi per simpatia, per richiamo, per desiderio, per assecondare un suggerimento.

Il problema è che non so dire se il libro mi piace o no.
Non riesco a emozionarmi.
Capisco quello che leggo, ma resto impassibile.

Sono fredda.

Sempre più incapace al dialogo.

Vorrei dire, ma quando provo a lavorare all'uncinetto i pensieri, mi perdo. Escono frammentari, inciampano, si contraggono subito.

Manca il clinamen.

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emma, corsie
 

pioveva oggi
strade scivolose
umidicce
cinematografi e pizzerie aperte
libri non aperti
racconti che galleggiano

mi vedi con lo sguardo perso
ti preoccupi del mio non sorridere

non sono triste, davvero
è che sono poco felice

puoi quantificare la felicità?
io la quantifico in forza di ridere
e rido poco, è vero
ma non è colpa tua
neanche mia
o di chiunque

è solo necessità di essere presa per i capelli
legata con un guinzaglio e strattonata
con ordini abbaiati in faccia

è solo necessità di non chiedermi
perché non sono felice

ma per il resto è tutto ok, davvero

non ho fame
ti spiace se dormo mentre mangi?
magari c'è la possibilità che io non mi risvegli mai più

non sarebbe male, no?

 

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rael, corsie
 

Correre verso l' auto e buttare tutta la spesa alla rinfusa
non necessiti di moduli prestampati
file sibilanti sono solo bijouxes sul tailleur dirigenziale
tu hai bisogno di disastro
di disordine e di letti sfatti e piatti alla rinfusa
per poter mettere a posto mentre dormo
sicura che non ti trascinerò in altre cacce al tesoro negli armadietti.

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rael, corsie
 

In coda col numerino fisso gli altri clienti dell' ipermercato
occhi famelici verso le vaschette gelatinose
mani che hanno spezzato incuranti lattughe e confezioni sottovuoto
guardo i loro difetti estetici
gioco lombrosiano a squadrarli esseri inutili e penosi
arrivi col carrello, trafelata, mi dici che il volantino ha eclissato la mia bevanda preferita
quasi ti scusi per le razzie altrui
ti sorrido ed ordino con voce tonante torta al cioccolato
mi sorridi e tiri fuori la panna spray presa d' istinto.

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rael, corsie