Settimane aliene. Arrotolate in carta argentata, cibo di rosticceria, ti siedi a tavola e mangi, pronti via, un gesto tira l'altro. Alimentazione pigra, satura, priva di teorie.
E ancora questo cielo invadente, protervo.
Si paga un prezzo di grande solitudine.
Deperimento cellulare.
Osservo le cicatrici annodate in pelle che non chiama più carezze.
La sofferenza è trasformare le promesse in oblio, cancellare le attese. E tradire. Me stessa. Per dimostrare che reagisco.
Le rovine diventano sito storico e perpetrando la memoria, non cedono il passo.
Quello che tu hai fatto è stato rendere impossibile il ricodo. E io non voglio, mentre la voce di una coscienza sepolta sotto mille cuscini dice che è solo la distruzione. La via. Cancellare.
Mi muovo tra sponde opposte, perimetro frastagliato di un cerchio crudele. Non diverso da quello che vedo a ornare il collo di tanti accindentati trascinarsi. E parlo, una volta ogni tanto e senza convinzione, a un viso che ciondola sull'appoggio malfermo del polso e mi chiedo se il denaro possa davvero essere lo scambio di una richiesta di aiuto.
E lotto, per un orgoglio senza orientamento.
Sempre più incapace.
Di nuovo.
Insieme, lasciamo che il tempo si sgretoli, corroda il passaggio stretto della clessidra. Chiedendo appena all'iimmediato, divenuto prima ancora di avere un nome o un atto. Insieme, ci riconosciamo in azioni minime, per te preziose, per me semplicemente coniugate. E l'amore che mi lega a te è gratitudine e dipendenza e la certezze di uno spazio illeso. E la promessa. L'ultima.
c'è un silenzio senza vento
ho l'anima immobile, seduta a gambe aperte su un pavimento di pietra ollare invaso di possibilità, che ripongo in barattoli fumé.
c'è un silenzio archeologico
di quando tu non eri previsto
di quando andava bene grigliare i giorni su una brace di insoddisfazione latente, ma non pericolosa
torno a questa terra che credevo di lasciare alle spalle come confino per la miriade di non eletti.
e osservo, in distanza, il laccio dell'innamoramento che sinuoso si stringe su illusioni di slanci traditi, per un istante - diciamo - fosse anche solo un istante di sentimento perfetto, ma poter dire che l'abbiamo provato.
sono stanca.
mi avvilisce la lotta in piccoli quotidiani inciampi
sento che sceglierò un compromesso che mi porterà ad annullare ogni attesa
e non ci sarà posto
se non per il perduto
abbandonato
Riesci a immaginare?
Arriva quel momento in cui immaginare non è più sincrono, in cui l'empatia sgattaiola timida, parola ragno dentro il vocabolario. Quel momento in cui.
se tu immaginassi, non sarei qui a fare domande.
a sentire la vita colare da voragini che non filtrano, ma spurgano.
scivola via da ogni lato, la sostanza. mi accusi di forma prevalente, ma non riesci a sentire che scivola via da ogni lato? capisci? sono immobile e frane e inondazioni, detriti, resti. e una coniugazione impossibile.
non riesco a dire niente e vorrei, invece.
ore e giorni in afasia, è questo il fallimento, l'inquitudine che rende liquidi i pensieri.
perché io penso
ti sento ancora in questo cigolio di erosa consapevolezza, edera che soffocherà nella ruggine
ti sento ancora
e non sono nemmeno capace
di finire
perchè ci sarà sempre una domanda a tenere la mie pelle come straccio all'uncino
vorrei solo spegnere
spegnere
Gravidanza o incubazione?
La creazione più bella o la più spietata distruzione nascono sempre da un grembo protetto.
Forse dell'amore si può parlare solo quando è passato. O, più vero, non tutti ne possono parlare. Forse sarebbe meglio tacere, tacere della vita, del vento, delle lacrime, delle ginocchia che scricchiolano, del sorriso in una foto, delle emozioni note, delle note inattese, pudicamente, rispettosamente accettare l'appartenenza al popolo dei senza voce. Anziché ogni giorno sottoporre al lifting la propria insufficienza, che, sempre più tesa, è una maschera grottesca. Poi, famelici come lupi, aggirarsi rubando parole, sognando altra pelle. Risposta così semplice da essere spietata. Quello che sento e che non so dire. Il consenso che non può arrivare. ArtiGiano bifronte, ladro che non può copiare.
A volte, sgraniamo parole per non dimenticare o come preghiera.
Ma quanta illusione sottesa.
Guardo. Osservo.
Capisco perché in queste mattine profumi di lavanda di Sault.
Non sento la musica, la sento solo con le orecchie.
Ricodo domeniche con le chitarre.
Quasi non mi rendo conto del silenzio che c'è. Increspo appena la vita.
Fine settimana maratona per il voto.
Guarderò l'estraneo.
Credo di essere in un gruppo solo sul tuo cellulare.
Mi piace sentirti creativa.
Deriva, forse, ma per un mare più grande.
Cedesi corpo per possessione.
Astenersi demoni buffoni.
improvvisamente apro le mani
cristalli precipitano a terra in piccole esplosioni scheggiate
guardo
abilità
involuta
consapevolezza del pensiero, affermazione dell'essere
che invidia
quanta strada smarrita
mi dicevi che sarei stata regina
scelta
ma nemmeno tu
leggo
meravigliose essenze
penetranti
credo
che sia per questo
che non ci sono i commenti qui
perché deve esistere un posto
in cui non avere paura
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