tutto semplice per te, sempre una scusa, una scusa eccellente
tutto semplice per me, osservare la pelle invecchiare
forse è per questo che mi illudo di acqua in un catino
senza fotografie, sono contenta che non ci sia memoria di questi anni
stanchi da trasportare, figurati da raccontare dopo
bastava fare solo un po ' più di attenzione
la rinuncia non è sempre privazione, ma libertà
rabbia rabbia rabbia senza frecce e arco, muta di occhi, ma di cosa parlo? tu così egocentrico, mi risolvi il problema. E ringrazio questo spazio senza segnaletica, senza campanile e piazza, perché ora, assediata dal nulla in comune, posso lasciare cadere le mani...
scrittura povera o, forse, povero il pensiero. come una pianta che partorisce a cadenza irregolare lo stesso fiore, pesante per quello stelo che tanto si è impegnato, distrazione per un'ape di passaggio, sostanzialmente mimetico, opaco, invisibile, inutile.
ascolto voci cantare, dicono che serve per plasmare la voce educando l'orecchio, una riproduzione per analogia. Stupisco di come il lavoro di mesi si disperda per un'ora di errore e mi interrogo, sul camminare di per sé fallace e quindi, inesorabilmente sconnesso. Forse, semplicemente, non c'è possibilità diversa.
Riappaiono in colpo di scena nomi di passato che ho rimosso, e mi chiedo perché, a volte, la mente si rifiuti di posare sulle sue mensole ricordi buoni, discretamente felici. E il tempo andato si traduce in pigrizia, per cui speri che la scena si chiuda e tutto torni metropoli.
Modesto impiego di vocabolario.
ho provato, ancora, a offrire il fianco del ritorno.
stasera mi sento come resina, inutile stilla, umore molesto di corteccia. stasera mi sento con il peso della distanza siderale tra quello che sono e quello cui devo tendere. stasera aspetto un appuntamento per la mia mancanza di affermazione e un letto in un rifugio di paglia.
quale debolezza
e un concerto sottolinea solo l'assenza, come confine di nebbia, della tua voce
Insalata di carote?
Metti le scarpe, prendi la borsa.
Via, si va da macDonald's.
Ti farò vedere dodici modi diversi di mangiare patatine.
Ovviamente uno più disgustoso dell' altro.
Quanti anni hai?
Cento. Come il drago e la montagna.
Cento come le gocce di pioggia cadute questa sera.
Come una favola che non merita di essere raccontata.
Di quale colore sono i tuoi capelli?
Spezia in grani.
Colore di notte nel fienile.
Mangio senza sentire il gusto.
Mangio la malinconia in insalata di carote.
Mangio per illudere il tempo, per occupare i minuti, mangio sgraziata, qualsiasi cosa, uccido la particella di sodio aprendo mille volte la porta del frigo.
Mangio odiandomi.
Sapendo che dormirò sogni di cornicioni, modellismo, bambini bianco latte e animali in metamorfosi. E mi sveglierò, domani mattina, odiandomi ancora di più. Portando l'involucro inviso a farsi sparlare dietro.
Carciofi Blu.
Architettura. Pieni e vuoti, coperti dalle ombre, tagliati dalla luce.
Cammino attraverso il brulicare umano.
Guardiamo due incedere diversi della sera.
La tua è suadente, umida di vapore lacustre, disegnata a tempera.
Qui, invece, arriva furtiva, come l'ultima lettera da consegnare, infilata sotto la porta, che quasi non la vedi.
Questo unico cielo, che quando si intride di nero, unisce. Perché se entrambe vediamo Orione e il suo accenno di spada, allora, siamo vicine.
E nell'altro emisfero, nessuno declama alla mia luna.
E' semplicità binaria, quella dei cani.
Maschio versus maschio, senza distinzione di razza, non riconoscendo nemmeno la propria.
Semplicità senza scampo.
Hai ottenuto il tuo premio?
Questa sera, massaggio balsamico per lenire la fatica. Cui brindo, perché ti fa tornare a casa più vitale, gote accese e un morso più saldo sulla vita.
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