Ettore [ed] Andromaca [si] Respira[no]

 







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*loading* ospiti a pranzo
 

Sono stufa, proprio così. Legna che continua ad ardere per un un fuoco senza scopo, tiraggio perfetto, camino barbuto. Due dita nella gola, per stanare il rigurgito che sembra occupare tutto il petto.

Estate, stagione, giornate filibustiere, guardando avanti soluzioni che non interessano, ma rispondono a una prassi. La mente che imbriglia se stessa e chiede solo pareti.

Mi piace di te l'incessante movimento, la variazione dei toni, come ti avvolgi nella tenda per declamare il quotidiano accadimento. Mi piace di te la generosità, l'estensione mirabile e la bellezza. Sì, la tua bellezza, che ancora mi rivela un senso.

Arretro, senza recuperare.

Mi piace di lui la razionalità consapevole, l'alternanza di seduzione libertina e padronanza della materia, che vuol dire smottamento, ma senza smarrimento conclusivo. Mi piace l'aroma di un riconoscermi, ma in un meglio che invidio. Forse, scivolo sui sassi.

Ho addosso un disagio inquieto, pelle pesante, callosa, carapace. Un muro, senza preghiere.
E scrivo con vernice blu elettrico la mia intolleranza.

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emma, pleistocene
 

c'era un divano arancione, un graffio domestico contro finestre annichilite.
non è che non ci sia più.

gli giro intorno, accarezzandone il profilo con il dorso della mano

dove l'ego regna sovrano
si crea una penombra cavernosa

dove dipingo stilizzati primitivi

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emma, pleistocene