non è un compagno paziente questo girare di pagine, sprofondato nella poltrona, sprofondato nella fossa dei giorni, galleggiante volume, incassato tra il vecchio col sacchetto di plastica floscio come le gambe dei suoi pantaloni e la giovane sudamericana innamorata del suo cellulare, 14 fermate a casa, 14 fermate al via
la sera è contratto nervosisimo, esposizione ai raggi del tubo catodico
ma senza rimpianti
nessuna sigaretta e conseguente speranza
di sesso
o di smettere
resto
rimanenza
reliquia
oggi, è la lettera R
la finestra si affaccia su un cortile di pietra, le tende bianche, spesse, uniformano le sensazioni. Sulla porta ho visto passare figure strette in impermeabili grondanti, mentre ora, calpestato dai pneumatici sul pavè del centro, svetta un cinguettio, quasi stridente. Dove sarà nascoto? Mentre drappeggia il tempo corto che porterà alla prossima pioggia.
Ti aggiri inquieta. Troppo piccoli i confini del mondo per il tuo passo prigioniero.
Scrolli le spalle, ma non passa, il pensiero del tuo corpo ancorato. Disagio. Pensi. Stasera non mangio. Ma sai. Che non sarà leggero.
Mi immergo nel tuo silenzio. Lo trovo negli oggetti che hai spostato, apposta, per farmi capire che sei.
Ti ho vista uscire dalla porta e avrei voluto correre, superarti, voltarmi, afferrarti e portarti via. Stringerti al petto, coprire le tue spalle da qualsiasi attacco.
Ma conosco il tuo valore e so che non ti serve un baluardo.
Un bacio, ogni giorno, sulle tue mani strette in una guerra dura.
Per dire che trasformerò la cucina in un laboratorio per preparare unguento. Nessun miracolo, ma cura.
E da quel cornicione, precipita in me.
un posto cui tornare
non posso dimenticare
che nulla si possiede
che perdi ciò che ami nell'istante stesso in cui lo tocchi
che l'addio è cominciato esattamente quando i miei occhi sono precipitati nei tuoi
l'inzio è il seme primo della fine
non posso dimenticare
che non c'è salvezza
che succederà ancora
non posso dimenticare
che ti amo
ed è già tutti compreso